Videocracy – Basta apparire

La locandina del filmEra da un po’ che avevo voglia di vedere questo documentario di un regista italiano emigrato in Svezia, Erik Gardini (nato a Bergamo nel 1967 ed emigrato in Svezia nell’86), intitolato Videocracy – Basta apparire ed uscito nei cinema italiani il 4 di settembre in sole 70 copie ma già presentato alla 66° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il titolo del documentario inquadra subito l’argomento e se vogliamo da anche un’idea dell’angolazione dalla quale si affronta l’argomento.

  Videocracy ha una teoria semplice quanto inquietante: tenta di dimostrare, infatti, che in Italia potere televisivo equivale spesso a potere reale; che il consenso e la popolarità costruita attorno ad apparizioni quotidiane in tv (non importa a far cosa) costituisce la rampa di lancio per il successo e la ricchezza. E bisogna dire che ci riesce benissimo, soprattutto grazie alla scelta di alcuni esempi che rappresentano il clima che oggi si respira in Italia da questo punto di vista, esempi come quello di Lele Mora e Fabrizio Corona, resi ancor più celebri, recentemente, dalle indagini compiute su di loro a Potenza e dal relativo processo (dal quale, per ora, Corona esce condannato a 3 anni e rotti e Mora assolto; ma siamo solo alla sentenza di I grado).

  Finalmente, dunque, ieri sono riuscito a vedere il documentario in streaming in rete (qui o qui): brevemente, devo dire che è stato davvero istruttivo, sicuramente un’ora e mezza passata molto piacevolmente, nonostante i fatti raccontati tendano a deprimere piuttosto che a risollevare il morale di una persona già di suo portata al pessimismo.. Ma comunque, a parte i temi affrontati nel documentario, bisogna secondo me sottolineare anche la competenza e la bravura con cui il materiale è stato girato, montato e dunque presentato.. Soprattutto in certe sue parti, il montaggio riesce ad incalzarci sempre di più grazie al commento musicale, fino a lasciarci immobili con il fiato sospeso, in attesa che la scena raggiunga il suo culmine e ci lasci riprendere fiato: una sapiente tecnica di coinvolgimento usata con molta sapienza, non c’è che dire.  Uno dei difetti che viene attribuito a Videocracy è quello di non presentare nulla di nuovo agli occhi dello spettatore italiano: potrebbe essere, si dice, interessante per uno straniero, ma per noi non aggiunge proprio niente che già non si sappia. Questa critica potrebbe anche essere vera, senza dubbio, ma non lo è sicuramente per la totalità degli italiani. Credo infatti che se tutti noi fossimo consapevoli di quello che viene magistralmente sottolineato da questo film, tutto ciò non esisterebbe neppure! Non si può negare infatti che alcune delle cose narrate da Videocracy lascino letteralmente schifati, disgustati.. e se noi italiani fossimo stati capaci di riconoscerlo già tempo fa, inevitabilmente in qualche modo avremmo pur reagito contro tutto questo..

  Inoltre discutere di cosa già sappiamo e di cosa invece no, di fronte ad un Corona che si scappella allegramente sotto la doccia o guardando Lele Mora che entusiasta ci fa ascoltare Faccetta Nera sul suo cellulare.. beh, francamente mi sembra privo di senso.. Con tutto il ribrezzo che già di mio avevo nel leggere sui giornali di questi personaggi, livelli del genere non me li sarei mai aspettati, in tutta sincerità! Dire quindi che Videocracy non ci dice niente di nuovo mi sembra innanzitutto falso.. e comunque fuorviante: è un modo di vedere la cosa con la pregiudiziale di chi deve a tutti i costi sminuire il suo messaggio.

  Quello che resta, quando il film finisce, è un sentimento strano, che è difficile definire bene: sicuramente c’è angoscia, dolore, ma si è anche schifati ai limiti del vomito; vien voglia, come spesso ci accade, di scappare lontano.. via da questa Italia così brutta! Un Paese dove abbiamo consentito al re della tv commerciale di mettere le mani su una nazione intera, come se non gli bastasse la stragrande maggioranza di televisioni e giornali e riviste patinate e case editrici! Un Paese dove un tizio che non parla bene neppure l’italiano dice tranquillo tranquillo, senza vergogna, che gli danno 10.000 € per andare un’ora in discoteca a farsi vedere e a farsi fotografare! E si raggiunge davvero la follia quando vediamo tanti ragazzi e ragazze fare la fila per avere una foto accanto a lui, visibilmente scocciato e rotto di coglioni, muto senza dire una parola!! Ma come si fa! Perché non dobbiamo dimenticare, comunque, che se tutto questo esiste, in qualche modo, la colpa è anche nostra..

  Non vorrei comunque raccontarvi tutto il film-documentario, magari qualcuno di voi ancora non lo ha visto (fatelo subito, date retta a me!) e non sarebbe quindi corretto.. Però vorrei sottolineare una delle scene che più mi ha colpito.. più che colpito è una scena che mi è piaciuta molto, semplicemente, per come è girata e per quello che ci rivela: è la scena in cui ci viene mostrato il lavoro frenetico e caotico di un giovane regista televisivo per un programma Mediaset e la breve intervista successiva.. In pratica questo regista dice forse una delle verità che il film mostra (non rivela, ma mostra): quel modo di vedere la vita, quasi come in un sogno, popolato da donne prosperose con seni appena appena nascosti e con ventri lisci e cosce lunghe, quelle nudità ai limiti della censura, tutti quei colori, la musica, la gioia, l’allegria.. tutto questo in realtà è l’esatta visione della vita, idealmente, certo, di Silvio Berlusconi; e di questo abbiamo conferma, aggiungiamo noi, in quella che è la sua vita privata, sempre dietro a ragazze o ragazzine più o meno disponibili, sempre a far festa e baldoria finché il fisico reggerà ed anche un po’ oltre con aiutini di ogni sorta.. Questa è, credo, la più grande verità di questo documentario..

  Dunque più che un film su Berlusconi, sul suo impero televisivo, sul suo immenso conflitto di interessi, più che tutto questo, secondo me, Videocracy è soprattutto uno spaccato della società italiana di questi nostri anni zero, partendo però dai primissimi ’80 e dal fenomeno delle televisioni regionali private.. Uno spaccato agghiacciante, terribile, senza timore di esagerazioni.. e chi a guardarlo commenterà che in fondo non dice nulla di nuovo,vorrà dire che non avrà capito niente e farà bene a rivederselo..

  Dal punto di vista tecnico, brevemente, vorrei solo sottolineare che il film è molto ben girato, senza fronzoli ma con con molta cura; il montaggio invece è davvero molto interessante e ben fatto: ci sa accompagnare nel racconto senza confonderci ma sa anche sorreggere e creare pathos e suspense sino al rilassamento finale, come nella scena iniziale che comincia con lo spogliarello e finisce con Berlusconi che assiste ad una parata militare fino all’applauso liberatorio, il tutto accompagnato da una musica che rende la scena quasi epica. Davvero molto ben fatto!

  Per terminare, vorrei citare le parole di Corona quando si paragona a Robin Hood, rubando ai ricchi per dare a se stesso, però.. egli dice, in un fantastico inglese: "I am a modern form of Robin Hood..". Più chiaro di così..


 

 Ecco il trailer originale del film

One Comment

  1. Posted agosto 23, 2011 at 5:42 am | Permalink

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